[Rassegna Stampa] Ninux di casa in casa: adesso anche così può muoversi la rete

Ieri Lunedì 23 Settembre, sull’inserto economico del Corriere del Mezzogiorno, è comparsa una pagina dedicata a Ninux.org, in particolare alla sua incarnazione calabrese. Sono stati intervistati il fondatore Nino, catanzarese di nascita, e Luigi Smiraglio che è il factotum dell’isola di Catanzaro. Buona Lettura!

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L’iniziativa Da Cosenza a Catanzaro, da Reggio alla Sicilia si allargala «diffusione del sapere»

Ninux Di casa in casa
Adesso anche così può muoversi la rete

L’idea del calabrese Ciurleo sta prendendo piede: con le antenne sui tetti proliferano le community

Di Concetta Schiariti

Ha origini calabresi la rete Ninux.org che, nei giorni scorsi, ha ottenuto riconoscimento dai colonessi internauti mondiali. E oggi, in Calabria, ha una delle sue community più attive del Mezzogiorno. Fondata a Roma, nel 2001, attualmente è animata da circa 200 «nodi» sparsi in tutta Italia. Ha sposato la filosofia della «connettività collettiva e aperta», per rispondere alle esigenze di autonomia e indipendenza nella comunicazione wireless. Ma se si pensa di stare di fronte ai fondatori di una connessione internet gratuita la risposta è
un secco «niente affatto. La comunicazione — chiarisce il fondatore Nino Ciurleo, da cui deriva anche il nome della rete — viene prima di tutto, all’interno di una comunità di valori e di scambio reciproco, e poi si pensa a internet che è solo uno dei prodotti finali. È catanzarese d’origine, ma ora vive a Roma per motivi prima di studio e poi di lavoro: «Ho iniziato pubblicando una foto del mio tetto di casa per chiedere ai vicini di comunicare in digitale. Dopo qualche giorno mi hanno risposto in parecchi e siamo subito saliti sul tetto delle rispettive abitazioni, con in mano le nostre antenne». Per dirla a modo suo, si tratta di una rivoluzionaria community di persone che hanno creato, e stanno alimentando a gonfie
vele, un progetto alternativo di rete aperta, decentralizzata e di proprietà del cittadino. In Italia si sta capillarmente diffondendo da Nord a Sud.


Alla base di tutto c’è l’esigenza di stare insieme, attraverso un reciproco scambio di esperienze e, quindi, di comunicazioni. Senza padroni della rete, o meglio senza gestori centralizzati, ognuno è autonomo rispettando ovviamente specifici protocolli. In pratica i proprietari, se mai ce ne fossero, sono gli stessi utenti. Dopo aver piazzato sul tetto della propria abitazione un’antennina, per comunicare in forma digitale, il gioco è fatto. Basta posizionarla in direzione della casa di un amico e, senza fili, si crea la rete supportata dal sistema wireless. Di casa in casa e, così, di città in città, si sta insieme per scambiare esperienze. Tecnicamente si diventa un «nodo», a cui viene associato uno specifico IP. È il numero identificativo, globale e univoco, con il quale si è riconosciuti dalla rete Ninux,  così come avviene nell’ordinaria e mondiale connessione Internet. «Ho iniziato quasi per gioco e oggi abbiamo diversi focolai sparsi in Italia». Da qualche anno, a Cosenza, nel circuito abitativo degli studenti di ingegneria informatica, che frequentano l’Università della
Calabria, sono spuntate dai tetti le prime antenne che alimentano una nuova ed energica community: calabria.ninux.org. Poi, da Catanzaro, ecco nascere un altro «focolaio». Insieme hanno creato un «Hacklab» a Cosenza. Si tratta di un laboratorio di smanettatori internauti, che è la base collettiva d’eccellenza della rete Ninux. Per ultima, ma solo in ordine cronologico, è nata quella di Reggio Calabria. Ma anche in Sicilia Ninux sta crescendo. A Mistretta, in provincia di Messina, e a Vittoria, in provincia di Ragusa, ci
sono diversi focolai attivi e altri in procinto di diventarlo. «Il principio che, più di altri, mi ha
spinto a creare a Catanzaro una rete Ninux — ha spiegato Luigi Smiraglio — è l’esigenza di diffondere il sapere informatico, che deve essere un bene accessibile a tutti senza sbarramenti economici. Scambiamo esperienze in un circuito dal quale tutti acquisiscono e offrono conoscenze». Tornando, poi, a Internet, tra ciò che si scambia c’è anche la connessione libera e gratuita per chi ne è sprovvisto.
«Questo è il caso — ha aggiunto Luigi Smiraglio — di quei paesini che sono isolati dal mondo, e non solo fisicamente. Per i gestori mondiali della comunicazione non è conveniente raggiungerli». Per Ninux.org, invece, il problema non esiste. Anzi,
sembra essere un motivo in più per vedere sorgere sui tetti nuove e piccole antenne. Ma non finisce qui. Tra i tanti casi, la rete Ninux è servita a superare i problemi di connessione all’adsl di una signora sordomuta che, impossibilitata ad avviare telefonicamente il servizio, è entrata nella community facendosi istallare sul tetto una bellissima antenna. Dal 1 ̊ al 3 novembre prossimi hanno organizzato il Ninux-day. Giungeranno da tutta Italia, l’appuntamento è a Roma per scambiare nuove esperienze e per fare il punto sulle regole che stanno alla base della rete.
«Abbiamo raggiunto un buon risultato ma c’è ancora tanta strada da fare. Dobbiamo crescere come, da diversi anni, stanno già facendo i nostri colleghi europei». Tra i punti a loro favore anche la garanzia di avere un maggiore rispetto della privacy. In pratica, il rischio di essere intercettati è molto più basso rispetto alle usuali forme di comunicazione. «Il segreto — spiega Ciurleo — sta nel non avere alcun centro di trasmissione ma tanti piccoli nodi da cui passa la comunicazione. Gli scambi sono trasmessi attraverso un sistema a rete, che non ha un unico punto da cui diramare i traffici. Così il percorso delle comunicazioni, improvvisamente, può variare e non è semplice recepirlo o intercettarlo, come invece accade quando esiste un unico gestore centrale». Ninux ha parecchi punti a suo favore: «Noi abbiamo la possibilità di creare una rete Internet a modo nostro — ha concluso Smiraglio — con nostri protocolli, economici e aperti, prendendo il meglio
dell’informatica». Si riuniscono, periodicamente, per confrontarsi sulle regole comuni da seguire. Ognuno ha qualcosa da offrire e da recepire, nel rispetto degli altri. E ogni comunicazione diffusa è aperta e condivisa con tutti. Nella loro rete rivoluzionaria, che nasce dal basso e continua ad essere capillarmente alimentata dal basso, scambiano formazione informatica. Ma anche, tanto per fare un esempio, si passano i file video ad alta risoluzione, che con altre connessioni Internet è difficile se non impossibile.

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